il palazzo delle Metamorfosi e del Tempo (R)
di Leo Spanu
Due artisti “ In tandem” sul tema delle metamorfosi:
Antonello Roggio e Franco Marras. Il
termine metamorfosi indica in biologia una serie di modificazioni strutturali o funzionali di un organismo vivente nelle
varie fasi del suo sviluppo (esempio una farfalla) ma col tempo, soprattutto
nella letteratura, ha avuto il significato di una trasformazione di un essere
vivente in un’altra creatura. Il mito parte da lontano, dall’Odissea di Omero
con la maga Circe che trasforma i compagni di Ulisse in maiali alle Metamorfosi
di Ovidio che rielabora i miti
dell’antica Grecia. In tempi moderni citiamo il classico “ Dottor Jekyll e Mr.
Hyde” di Robert Louis Stevenson e “La metamorfosi” di Franz Kafka. Il mito dell’uomo-bestia è poi un soggetto
fondamentale del cinema fantasy che si è
sbizzarrito in tutte le varianti possibili.
Anche la pittura ha subito il
fascino di questo tema che appartiene alle culture di tutti i popoli, ovvio
quindi che anche i nostri due artisti finissero col misurarsi col mondo
inquietante delle mutazioni.
Al centro della stanza solo un tavolinetto con una gabbia
che imprigiona due uccellini. Sopra un serpente di legno, in agguato, aspetta
un’impossibile fuga. Citazione provocatoria
del pittore belga Renè Margritte
(1898-1967) che nell’opera “Il terapeuta” mostra un uomo fatto solo di abiti e cappello
mentre il torace è una gabbia aperta con
due uccellini che non volano più. Di umano restano solo le mani. La citazione è
voluta da entrarnbi gli artisti anche se solo Roggio sembra giocare sulla
strada dell’ironia beffarda di Margritte mentre Marras sembra seguire l’esempio
del più angosciante e pessimista Francis
Bacon (1909-1992) .
Antonello Roggio (che abbiamo presentato nel n. 1 del
16/1/2013 del nostro giornale) salta molte fasi intermedie delle mutazioni. I
suoi ritratti sono già “mostri” anche se conservano ancora un’apparenza umana.
Il processo di trasformazione ha raggiunto una fase avanzata, forse
irreversibile, gli incubi più nascosti della coscienza sono venuti alla luce,
sono diventati volti feroci, occhi a palla, bocche spalancate e dentate.
Guerrieri di un mondo nuovo che, come nel romanzo di George Wells “L’isola del
dottor Moreau” cominceranno a cacciare
gli ultimi uomini sopravissuti. La storia dell’uomo finisce e forse ne
inizierà un’altra. Magari migliore, chissà, intanto tre bambini ridono prima e
dopo la metamorfosi.
Diverso invece il processo conoscitivo di Franco Marras.
Citavamo Francis Bacon che in una delle sue opere più famose “Il cardinale di
Velasquez” distrugge il ritratto per riproporci l’orrore del volto nascosto. Un processo di dissoluzione
per cancellare ogni forma di umanità. Marras, che sembrava partire dalle stesse
premesse di Bacon, rappresenta invece uomini e donne che ritrovano lentamente
la loro umanità da un passato animalesco. Ci sono scaglie sparse sul corpo di
colei che una volta era una sirena, piume per chi viene dal mondo degli
uccelli. Tracce animali che stanno lentamente svanendo per restituire ad
un mondo cupo e disorientato l’uomo e la
sua anima perduta. Il messaggio di
Marras si apre alla speranza malgrado i colori violenti che sembrano raccontare cataclismi e
apocalissi. C’è ancora del buono nell’uomo, qualcosa di bello che si può ancora
salvare e allora la metamorfosi diventa un processo di crescita della coscienza
per ritrovare “la quiete dopo la tempesta”.
I due artisti non viaggiano in “tandem”. Ognuno segue un suo
percorso personale e artistico e finiscono per incontrarsi solo alla fine del
viaggio. Uno (Roggio) racconta il futuro, l’altro (Marras) il passato.
Traguardo comune: la ricerca di una vera identità. Magari quando il gioco sarà
finito.
L’idea di presentare coppie di artisti su temi diversi è di
Antonello Roggio, che ha trovato la disponibilità dell’Amministrazione Comunale
di Sorso. La prima mostra, con le opere del sorsense Antonello Roggio e del
sassarese Franco Marras, intitolata “ Post Animal-Human” si è svolta nel
Palazzo Baronale dal 14 al 22 dicembre ottenendo un buon successo di pubblico.
Nei prossimi mesi seguiranno altre coppie di artisti che presenteranno le loro
opere su temi vari.
Infatti nella seconda mostra, dal 27/12 /2013 al 05/01/2014,
sono state esposte le opere del “tandem” Mauro Morittu e Luca Tavera, pittore il primo, fotografo il secondo, sul
tema “Time Span” traducibile come “Arco
temporale” per indicare un viaggio intorno e dentro il tempo, altro soggetto
classico della letteratura e, in forma più intima, della pittura. Solo pochi
accenni sui due artisti algheresi.
Di Morittu citeremo l’opera forse più significativa della
mostra, un omaggio alla “Bambina che corre sul balcone” un quadro di Umbero
Boccioni del 1912 dove una bambina in blu, si muove come una serie di
fotogrammi di una pellicola. Morittu ricompone quella sequenza e la fissa in
una sola figura come un fermo immagine. La
bambina di ieri ha smesso di correre, ha indossato abiti di oggi ed è
diventata una modella o un manifesto pubblicitario. Strani giorni. Forse il
tempo è solo un’invenzione della fantasia, forse è un quadernetto di 80 pagine fitte di disegni, con emozioni e
speranze da chiudere in una “cassaforte” di legno, sigillata coi bulloni. E noi
non abbiamo più la chiave per liberare i sogni.
Il racconto di Tavera, invece, si svolge tutto all’interno
di un treno, una bolla di vita dove il tempo ha smesso di scorrere e le
immagini fissano particolari di cose , persone, paesaggi. Un racconto
minimalista, quasi un tentativo di recuperare memorie
che il tempo ha sfumato e che ci restituisce solo a brandelli. Così la
vita diventa solo un album di fotografie.
Pubblicato sul Corriere Turritano nr. 1 del 16/01/2014


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