Gavino Piana: medico e pittore (R)
di Leo Spanu
All’inizio c’è sempre e solo il paesaggio. L’uomo arriva,
quando arriva, dopo, quasi per caso.
C’è, in molti pittori sorsensi, questa comune visione dell’esistenza.
Questo rifiuto, più o meno inconscio, dell’uomo come protagonista della realtà.
Semplice coincidenza o un pessimismo ancestrale che porta gli artisti ad una
perenne fuga alla ricerca di una verità più vera? Giuliano Leonardi raccontava
di paesaggi post- apocalittici, Gavino Piana sembra invece tornare indietro nel
tempo, prima della comparsa dell’uomo. Le sue prime marine sono ancora
incontaminate, immagini delicate di una natura ancora innocente, non violentata
dalla brutalità dell’uomo. Le marine dipinte negli ultimi anni mantengono i
colori della giovinezza ( dell’artista e del mondo) ma aggiungono un elemento
d’inquietudine. Quell’ombrellone aperto, dimenticato su una spiaggia deserta,
non è solo un oggetto inanimato ma una parte della nostra umanità, quella che
stiamo lentamente perdendo per insipienza
o distrazione.
Parlare del percorso artistico di Gavino Piana non è facile.
Dalla prima mostra personale nel 1978 (organizzata, modestamente, dallo scrivente: allora Gavino era un giovane medico con pochi pazienti ed io un giovane politico con pochi elettori) ad oggi, l’artista ha attraversato varie fasi di studio e di analisi della realtà e della pittura come modo di raccontare e di raccontarsi. Autodidatta ma dotato di un’ottima tecnica e di una naturale e profonda sensibilità nell’uso del colore, Gavino Piana è un artista maturo, con un suo linguaggio che lo distingue nel panorama, a volte monotono e ripetitivo, degli artisti sardi. I suoi fiori, dipinti negli anni novanta, sono macchie di colore che colpiscono gli occhi e il cuore. A volte leggeri e sfumati come un sogno fatto di silenzi, altre volte aggressivi e sfacciati come una donna che sa di essere bella. Fiori colti nell’attimo che precede la decadenza, un momento prima di sfiorire per sempre. C’è un velato pessimismo nella pittura di Gavino Piana, mascherato dalle visioni quasi bucoliche dei paesaggi. Pessimismo che esce prepotentemente dalle tele degli ultimi anni. I barattoli sotto il mare, la bottiglia confusa nell’azzurro non sono solo i rifiuti nascosti dalla nostra maleducazione. Sono i mostri sotto la nostra pelle, il malessere sotto la superficie di una società in disfacimento. Una malattia dell’anima che appare evidente nel vecchio solitario di “Domenica Pomeriggio” (2004) e che finisce con uccidere anche il corpo (Il lenzuolo-2004).
Dalla prima mostra personale nel 1978 (organizzata, modestamente, dallo scrivente: allora Gavino era un giovane medico con pochi pazienti ed io un giovane politico con pochi elettori) ad oggi, l’artista ha attraversato varie fasi di studio e di analisi della realtà e della pittura come modo di raccontare e di raccontarsi. Autodidatta ma dotato di un’ottima tecnica e di una naturale e profonda sensibilità nell’uso del colore, Gavino Piana è un artista maturo, con un suo linguaggio che lo distingue nel panorama, a volte monotono e ripetitivo, degli artisti sardi. I suoi fiori, dipinti negli anni novanta, sono macchie di colore che colpiscono gli occhi e il cuore. A volte leggeri e sfumati come un sogno fatto di silenzi, altre volte aggressivi e sfacciati come una donna che sa di essere bella. Fiori colti nell’attimo che precede la decadenza, un momento prima di sfiorire per sempre. C’è un velato pessimismo nella pittura di Gavino Piana, mascherato dalle visioni quasi bucoliche dei paesaggi. Pessimismo che esce prepotentemente dalle tele degli ultimi anni. I barattoli sotto il mare, la bottiglia confusa nell’azzurro non sono solo i rifiuti nascosti dalla nostra maleducazione. Sono i mostri sotto la nostra pelle, il malessere sotto la superficie di una società in disfacimento. Una malattia dell’anima che appare evidente nel vecchio solitario di “Domenica Pomeriggio” (2004) e che finisce con uccidere anche il corpo (Il lenzuolo-2004).
Così anche i paesaggi industriali degradati, i ritratti di
uomini persi nei loro pensieri, diventano momenti di un racconto coerente e
unico. La storia di quando potevamo correre lungo spiagge senza confini e senza
ciminiere sullo sfondo. Il ricordo di come potevamo essere e non saremo mai: felici.
Gavino Piana è nato e vive a Sorso. E’ dirigente dell’ASL di
Sassari. Le sue opere sono state esposte a Sassari, Nuoro, Roma, Firenze. in
Francia (Cannes) e in varie località
della Sardegna.
Cataloghi
Gavino Piana. Roma. Galleria Nazionale d’Arte Moderna. 1996
Gavino Piana. Sassari. Comune. 2005
Gavino Piana: contesti. Sassari, villa Mimosa. 2010
Pubblicato sul Corriere Turritano nr. 19 del 31 ottobre 2012




Ciao Leo, anni fa i miei hanno acquistato un quadro 50x70 con disegnata la Marina di Sorso del 93. Secondo te che valore può avere questo quadro?
RispondiElimina