Ricordando un amico: Antonio Porqueddu

 di Leo Spanu

Sono quasi sei anni che Antonio Porqueddu è morto: devo aver perso la cognizione del tempo perchè mi sembra ieri.


E anche Antonio se n’ è andato. Negli anni 60 quando Platamona era una località turistica famosa lui faceva la guida turistica par l’albergo Pontinental e siccome era pieno di ragazze inglesi era diventato Antony Porkins (per i più giovani il riferimento era ad un famoso attore americano dell’epoca, Antony Perkins). Noi ci eravamo conosciuti nel 1970: entrambi candidati nelle lista del PSI (Partito Socialista Italiano) alle amministrative di Sorso con capolista Giuseppe Borio. 

Lui aveva una macchina decappottabile gialla a due posti; non ho mai capito la marca, a me sembrava la macchina di Paperino. Ricoperta di manifesti girava per le vie del paese, nella versione moderna di Totò: vota Antonio, vota Antonio, vota Antonio. Qualche volta sono salito anch’io su quella macchinetta, Antonio mi aveva preso in simpatia perché io (insieme a Michele Marogna) ero il ragazzino del gruppo. Nessuno di noi (tre) fu eletto ma il partito vinse le elezioni e Giuseppe Borio diventò sindaco. 

Io manco abitavo a Sorso, mi ero candidato per un mese di ferie pagate viaggio compreso. Passate le elezioni rientrai a Brescia ma solo per poco, a Sorso avevo  conosciuto una ragazza (la mia futura moglie).

Antonio qualche anno dopo vinse un concorso al comune di Sorso e  da allora divenne (di fatto) il dirigente del servizio elettorale, un vero archivio umano, lui conosceva tutti gli abitanti di Sorso, uno per uno. Io diventai amministratore comunale e fra le altre cose feci anche il presidente di seggio in molte elezioni. Antonio mi organizzava il seggio: solo ragazze e sempre carine. Il mio seggio sembrava un concorso per miss, era sempre pieno di giovani carabinieri che facevano servizio elettorale. 

Qualche ragazza, molto  spiritosa si metteva minigonne stratosferiche  che facevano venire i sudori freddi, malgrado si votasse sempre in periodo estivo. a quei ragazzi in divisa.

Ho già raccontato delle vicissitudine della mia carriera politica ma Antonio è sempre stato dalla mia parte. Nel 1985, alla fine di una campagna elettorale brutta e stressante, un pomeriggio Antonio venne a prendermi a casa. Io ero il capolista ma, come da tradizione della sinistra, avevo molti nemici dentro il partito.

-Dai, giù dal letto che abbiamo un paio di famiglie da visitare.- Ero stanco e quasi come un sonnambulo seguii Antonio. Fu lui che, dopo un bel pò, si accorse che avevo una scarpa nera e una marrone. Credo abbia raccontato questo fatto per tutta la vita, insieme ad altri aneddoti e battute del mio repertorio. In qualche modo era il narratore della mia carriera politica, Sempre sorridente con l’eterna sigaretta fatta a mano, così sgonfia che c’era più carta che tabacco, era una persona che ti metteva allegria perchè il suo sorriso non era di facciata.

Negli ultimi anni ci siamo visti di rado, in genere ai funerali di qualche amico. Come un’occasione per incontri tra persone che non si vedono da tempo,  tutti ex qualcosa con qualche acciacco e ricordi da raccontare ma Antonio riusciva sempre ad aggiungere una nota di buonumore anche nei momenti tristi.

Quello che mi fa male ora è che questa maledetta pandemia non mi permette di accompagnarlo nel suo ultimo viaggio.

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