Cui prodest?

 di Leo Spanu

"Cui prodest" è un'espressione latina che significa "a chi giova": è utilizzata in vari contesti per indicare ed individuare l'eventuale colpevole di comportamenti quantomeno discutibili se non illegali. Infatti la frase integrale (di Seneca) è " Cui prodest scelus, is fecit (Il delitto l'ha commesso colui al quale è utile).

Quindi la prima domanda è: a chi è utile la guerriglia urbana degli ultimi tempi? Di sicuro al governo di destra che così ha la scusa per prendere provvedimenti restrittivi dei diritti e delle libertà individuali: infatti siamo al settimo decreto in quattro anni. Neanche ai tempi del terrorismo degli anni 70, al quale qualcuno sta facendo riferimenti impropri, ci sono stati tanti provvedimenti repressivi, anzi all'epoca il terrorismo fu combattuto e vinto senza nessuna legge speciale ma con le leggi esistenti e con l'accordo di tutte le forze politiche. 

Ora io non penso che dietro questa strategia del terrore ci sia il governo: ritengo che, malgrado l'ampia presenza di politici incompetenti, nel governo ci siano anche  persone intelligenti che non vogliono tornare agli anni di piombo, con gli attentati e le stragi, e con i servizi segreti italiani deviati e l'influenza deleteria dei servizi segreti americani. E se, come diceva Andreotti, a volte a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca, preferisco credere all'innocenza del governo. Comunque questo clima di paura (indotta) favorisce, volutamente o meno, il suo interesse.

Non sono in grado di capire la regia, non ne ho la minima idea, ma da semplice cittadino attento alle cose del nostro paese credo che si possa fare di più e di meglio per combattere questi fenomeni violenti, senza, ogni volta, inventare norme sbagliate e liberticide. Se abbiamo sconfitto le Brigate Rosse e Nere, protagoniste di omicidi e stragi, e quindi molto più pericolose dei Black Bloc, possiamo affrontare anche questa emergenza senza speculazioni politiche per qualche voto in più.

Ma bisogna analizzare la situazione con pacatezza e onestà intellettuale: la politica degli slogan urlati, la ruffianeria di una stampa che ha smesso di fare il suo mestiere, la mediocrità di politici che si comportano come fanatici di calcio e infine l'indifferenza di chi non va più a votare, sono elementi che possono fare molto male alla democrazia. 

Allora la vera domanda che dobbiamo porci è: E' questo paese spaccato in due che vogliamo costruire e lasciare ai nostri figli e ai nostri nipoti? E' questa l'Italia del futuro?

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