Canzoni stonate (R)
di Leo Spanu
Continuo col il riciclaggio continuo e corretto di vecchi articoli (2016), integrando con nuove osservazioni quanto scritto ieri. Il bello di certi temi è che non invecchiano mai ma fino a quando si tratta di canzonette e altri argomenti leggeri va benissimo ma quando si parla di come sta andando il nostro mondo e dove, allora c'è da preoccuparsi. Perchè è vero che la storia si ripete: qualcuno la prima volta come tragedia la seconda come farsa ma, non so perchè, il ritorno del fascismo in Italia ( e in altri paesi) a me non fa ridere.
Ma torniamo alla musica leggera anzi leggerissima come cantano due baldi giovani dal nome che non ricordo.
Le canzoni sono come le persone; a volte ti lasciano senza una ragione e non le senti più. Poi nel corso degli anni ne incontri qualcuna, magari invecchiata e priva di fascino. Diversa da come te la ricordavi e ti prende un momento di tristezza perché muore un altro ricordo, un altro momento felice che si perde nell'indifferenza. E’ sempre più difficile conservare passato e presente insieme, finiamo col diventare solo frazioni del tempo, ore e giorni sempre uguali, che volano via come coriandoli e non lasciano tracce.
Tra gli aspetti positivi di internet è che oggi puoi recuperare le canzoni perdute e cominciare un viaggio nella memoria a ritrovare le tue piccole storie.
L e prima canzone a lasciarmi è stata The great pretender (1955) The Platters. Complesso vocale vocale tra i migliori di sempre. La canzone è stata ripresa da Freddy Mercury nel 1987.
Segue The end (1956) di Earl Grant, una delle più belle canzoni mai scritte.
It's Only Make Believe (1958) di Conway Twitty (Harold Lloyd Jenkins) una canzone rock di un cantautore americano che poi si dedicò alla musica country. Bella anche la versione di Timi Yuro.
Altra canzone che mi lasciò era Guarda che luna (1959) di Fred Buscaglione. Anche lui se ne andò un anno dopo schiantandosi con la sua Ford Thunderbird color lilla. Un grande della canzone che merita di essere recuperato.
Altra canzone che durò quanto un amore giovanile fu The incanted sea (1959) degli Islanders. Ci furono molte cover a cominciare da Santo e Johnny: infatti si tratta di un classico specie per i dilettanti che studiano chitarra. Ho riascoltato di recente il pezzo su Youtube: ha la classe e lo stile di una vecchia signora.
Genevieve (1961) canzone di un Giorgio Gaber del periodo rock, una canzone "americana" in tutto e per tutto salvo che per la lingua (italiana) tanto da sembrare una cover.
Un soldino (1962) di Gene Pitney era un brano con un testo di straordinaria stupidità ma la musica ti entrava nelle orecchie e nella testa e non ti mollava più. La voce infantile, l’aspetto da bravo ragazzo del cantante americano che partecipò anche ad un festival di Sanremo ebbero un successo incredibile in Italia. Così tutti quelli che non avevano "un soldino per suonare il juke box erano tristi in attesa dell’arrivo della ragazza dagli occhi blu".
Altra canzone che durò quanto un amore giovanile fu The incanted sea (1959) degli Islanders. Ci furono molte cover a cominciare da Santo e Johnny: infatti si tratta di un classico specie per i dilettanti che studiano chitarra. Ho riascoltato di recente il pezzo su Youtube: ha la classe e lo stile di una vecchia signora.
Coccinella (1959) di Ghigo (Ghigo Agosti) Canzone rock dedicata ad una famosa transessuale dell'epoca e pertanto censurata dalla RAI.
Ma ci sono altre canzoni che, tra il 1959 e il 1960, apparvero come meteore nel mio mio mondo di adolescente.
What a sky (1960) di Nico Fidenco. Esiste anche un a versione italiana (Su nel cielo): la canzone era la colonna sonora del film "I Delfini" (di Citto Maselli) e fu un successo clamoroso, tanto da stare al primo posto per quattro settimane nelle classifiche di vendita dell'epoca.
Il barattolo (1960) di Gianni Meccia. Il capolavoro di una cantautore (aiutato negli effetti speciali da uno sconosciuto Ennio Morricone) che avevo molto apprezzato nella sua "Odio tutte le vecchie signore", canzone censurata dalla Rai.
Genevieve (1961) canzone di un Giorgio Gaber del periodo rock, una canzone "americana" in tutto e per tutto salvo che per la lingua (italiana) tanto da sembrare una cover.
Il gabbiano (1961) di Daisy Lumini. Canzone da me citata in molte occasioni: poesia in musica
Hurt (1961) di Timi Yuro (Rosemarie Timotea Aurro) La canzone ha avuto un successo strepitoso in Italia con la cover di Fausto Leali (A chi) ma, con tutto il rispetto per il cantante bresciano, la versione di Timi Yuro è ben altra cosa.
J'entend siffler le train (1962) di Richard Antony. Poco prima di Natale la ragazzina con avevo un amoretto mi regalò questo disco e pochi giorni dopo mi diede il buon servito. Ci rimasi male, così la canzone, davvero bella (l'ha ripresa anche Franco Battiato. Fleurs 1999) che parlava di un amore finito, mi ha lasciato un ricordo dal sapore amaro. La canzone è una cover di un brano folk americano del 1960 (500 miles from home di Hedy West).
Stand by me (1962) di Ben E. King. A questa canzone ho dedicato un capitolo del mio romanzo " A Brescia non c'è la nebbia" (2018).Basta per capire cosa penso di questa canzone? Stephen King si è ispirato per scrivere un racconto (1982) da cui è nato un bellissimo film nel 1983.
Ma la canzone che più mi fece arrabbiare come un’amante capricciosa fu Eva (1963) di Ricky Gianco. La canzone infatti sfumava sul più bello lasciandoti come un bambino che si vede portare via il piatto col dolce che ha appena iniziato a gustare, anche perchè aveva un assolo di chitarra sttrerpitoso. Ricky Gianco (al secolo Riccardo Sanna) è stato uno dei più bravi "plagiari" della storia della musica leggera italiana: vedi Pregherò lanciata da Adriano Celentano e Come un bambino (1960, cover di una canzone americana) eseguita dal complesso Ricky ed un altro artista (Gianco e Gino Paoli).
La playa (1964) di Marie Laforet fu un successo planetario. La canzone ha avuto moltissime e varie interpretazioni; è diventato un classico per chitarra solista ma Maria Laforet con quel filo di voce è un altro mondo. Due occhi da incantare e una bellezza che ti fa capire che il paradiso esiste, la cantante e attrice francese ha lasciato il segno, per molti della mia generazione, come una delle donne più belle in assoluto.
Enrico Macias è un cantante francese di origine algerina. Oggi verrebbe definito " un migrante". La sua Il paese del cuore (1965), solo voce e chitarra è storia di oggi per tutti quelli che emigrano in cerca di una vita migliore.
Ci voleva Michel Polnareff , un casco di cappelli biondi tipo vecchia checca con la sua Bambolina che fa no no no (1966) per farci ritrovare il buonumore: un testo altrettanto stupido, una musica ipnotica e tutti a cantare “ No, no, no” con due accordi di chitarra.
Forse più bravi di Ricki Gianco come "plagiari " (1) sono Zucchero (che a me piace moltissimo) e Ivan Graziani che con la sua “Agnese dolce Agnese, color di cioccolata” ha fatto un pezzo più bello dell’originale. La canzone Agnese (1979) deriva dal rondò della sonatina in sol maggiore op.36 n. 5 di Muzio Clementi ( 1752-1832) un pezzo che ha avuto millanta rivisitazioni. Tra le tante esecuzioni la versione di Elvis Presley è il massimo.
NOTE
1) Il termine "plagiari" è ironico e probabilmente eccessivo anche perchè si tratta di brani e di artisti che io amo: ma è vero che molti autori, a volte, "trovano" molte fonti di ispirazione .
Concludiamo questo breve viaggio tra alcune delle “mie” canzoni strumentali preferite e dimenticate con Apache (1961) degli Shadows. Un mito la canzone e un mito il gruppo col chitarrista Hank Marvin.
Credo che Shadows e Champs (se non sapete chi sono pensate a Tequila -1958- ) siano i migliori complessi (si chiamavano così) strumentali di tutti i tempi.
Se poi mi sbaglio chiedo scusa. Io so suonare solo il campanello e neppure bene.
Credo che Shadows e Champs (se non sapete chi sono pensate a Tequila -1958- ) siano i migliori complessi (si chiamavano così) strumentali di tutti i tempi.
Se poi mi sbaglio chiedo scusa. Io so suonare solo il campanello e neppure bene.
ALTRE NOTE
Il titolo " Canzoni stonate" è dovuto al fatto che si tratta di belle canzoni ma se provo a cantarle io (naturalmente senza farmi sentire da nessuno) succede qualcosa di strano. Chissà perchè?









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