Parole e immagini (1)
di Leo Spanu
Un regalo natalizio per i miei lettori. Perchè a Natale? Perchè in questi giorni tutti avranno di meglio da fare, solo i più affezionati lettori perderanno un pò di tempo per leggermi. Si tratta infatti delle mie prime composizioni giovanili, quando scoprii che mettere sulla carta pensieri e impressioni mi aiutava, se non proprio a capire di me e degli altri, almeno a provarci.
Le mie sono brevi composizioni che potrei definire anche poetiche; chiamarle semplicemente poesie mi sembra esagerato. Non lo dico per falsa modestia anzi. Qualcuno dei miei antipatizzanti mi considera un presuntuoso ma invece sono solo uno che cerca di essere equilibrato nel pesare me stesso e gli altri, così mi considero un narratore di buon livello ma come "poeta" appena sufficiente. Il mio amore per la poesia (vera) mi permette di dare il giusto valore alle cose che scrivo. Ciò detto, non ho mai partecipato a nessun concorso di poesia, non ho mai pensato di pubblicare le mie composizioni, ma in questa sede, credo di poter mostrare ai miei lettori anche questo aspetto della mia attività di scrittore e anche un aspetto più intimo della mia personalità. Non lo faccio spesso, in genere sono geloso della mia intimità (per gli anglofoni, privacy).
Alcune composizioni fanno parte di un romanzo (inedito) scritto nel 2010 sulla base di un mio racconto lungo del 1972 ma tutte fanno parte di momenti particolari, quando riesco a raccogliermi e ad isolarmi dal mondo.
La prima composizione che propongo è del 1967, quando avevo 21 anni (allora si diventava maggiorenni a quella età) e quindi ero (e sono) l'unico responsabile (anche legalmente) delle cose che scrivevo ma, in realtà, il primo tentativo risale a due anni prima: versi scritti sui banchi di scuola e dedicati ad una ragazza. Il titolo era "I cavalieri dell'infinito "(mamma mia!) ma non mi ricordo di cosa parlava perchè (per fortuna) è andata perduta. Niente di male ma la cosa veramente grave è che della ragazza, che aveva apprezzato molto il mio omaggio, non ricordo neppure il nome.
Mi merito almeno dieci minuti di vergogna.
Passati i dieci minuti devo dire che il pessimismo esistenziale dei miei vent'anni non è svanito, è solo maturato con l'età anche se spero sempre di sbagliarmi. Un'ultima considerazione: la mia generazione era un pò anarchica perchè insoddisfatta e frustrata (non per niente abbiamo fatto il 68) ma mi sembra giusto e doveroso essere incazzati a vent'anni, a cinquanta è solo ridicolo. Ho fiducia nei ventenni di oggi malgrado i telefonini e derivati.
Per colorare i miei versi aggiungerò anche dei disegni (miei), eseguiti nel 1999.
P.S. Nel 1999 ho riunito la mia produzione di versi in un libro fatto a mano (copia unica) che ho dedicato alla mia signora.
Parole per una canzone (1967)
Non chiedermi parole per una canzone.
Tra gente distratta si è perduta la voce
e le parole se le porta via il vento.
Abitudine (1968)
Questa desolazione così antica
questa disperata allegria
questa vita umiliata dalla solitudine
non è più dolore
e già un'abitudine.
Per i tuoi occhi (1968)
Scriverò una canzone per i tuoi occhi,
l'affiderò al mare
che la racconti al vento
che te la canti tra i capelli.
Scriverò ti amo nei miei sogni
poi aspetterò la notte
per parlare d'amore.
Amo (1969)
Mi sono spogliato della noia
davanti al tuo sorriso
e amo.
Immagini (1969)
Pensa, quando la notte
spegne i colori del tuo viso
e, nell'ombra amica della stanza
lasci liberi i pensieri,
tra le immagini dei tuoi sogni
mi ritroverai.
Distrazione (1971)
Avevo un sogno
chiuso in un pugno
ma per distrazione
aprii la mano.
Sono lontano (1971)
Con due soldi di allegria
ho comperato un biglietto
per vivere.
Ho camminato a lungo
dentro la mia stanza
e sono lontano.
Un sorriso (1971)
Un sorriso è entrato dalla mia finestra
si è posato sui miei pensieri
lieve come una carezza
ed è rimasto a farmi compagnia.
L'ho messo in cornice sulla porta
per darti il benvenuta
quando ritornerai.
Com'era dolce (1971)
Com'era dolce il tuo seno
e gli occhi spalancati
in un'estasi di piacere
e l'urlo dell'anima tua
che si spegneva tra le labbra
come un vento caldo sulla mia pelle
e il silenzio tra noi
quando stanchi d'amore
le nostre mani s'intrecciavano al cielo
e il soffitto si apriva
ai nostri pensieri felici
e il tempo ora che si è raggomitolato in un angolo
come un cane troppo vecchio
che aspetta solo di morire
e arabeschi di fumo
che danzano in un filo di sole
e disegnano sempre il tuo volto
e la mano tesa verso il sogno
a stringere il ricordo di te.
Dubbio (1974)
Vedrò di aiutarti perchè è giusto,
è logico dividere anche le avversità.
Ma tu saprai cercarmi
quando mi nasconderò?
Anch'io (1975)
Anch'io ho lottato un giorno per la mia vita
con decisione
con rabbia talvolta
così preso
così convinto
che mi è sfuggito il momento
in cui ho perduto.
Vanità (1976)
Sboccia una rosa
e scopre
la propria agonia.
Inverno (1976)
Bandiere di neve
danzano nell'aria.
Senza allegria.
Emozioni (1978)
Misurarsi su spiagge deserte
e ritrovarsi
nell'aspro sapore di mare
un attimo
per caso.
Come avevo sognato.
Notte d'amore (1978)
Anche la notte scolora
e dietro l'ombra discreta
un filo di sole s'accende
sull'ultimo bacio.
Sirene (1982)
Il giorno ha troppi silenzi
come voci della mia coscienza
perduta nella realtà.
Attesa (1982)
Ho aspettato il domani
come un viaggio che non farò
mai.
Domande (1982)
Non fai che domandare
come un bambino troppo curioso.
Ma cosa posso dirti io,
io che non so neppure
perchè ti amo.
Notturno (1984)
C'è la luna nei tuoi occhi
i tuoi grandi occhi
e ombre di montagne
e di valli nascoste
dove perdermi
nell'ultima avventura.
Itaca (1984)
Da tempo ho superato i confini della mia isola
alla ricerca di spazi che non mi limitassero
di amori che fossero infiniti
ma tu che stanca mi sorridi
anche tu sei la mia solitudine.
Mio padre (1985)
Se ne andò in silenzio
così come aveva attraversato la vita.
In punta di piedi
per non disturbare.


















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