Noi siamo quelli che se ne stanno andando.

di Leo Spanu

Non copio mai dagli altri (non lo facevo neppure a scuola) ma questo pezzo di Giorgio Trani pubblicato su Linkedin (ieri 26 dicembre) mi rappresenta parola per parola, descrive in breve e con poesia quello che io racconto nel romanzo " I ragazzi delle case INCIS.  Avrei potuto  semplicemente condividerlo come si fa oggi ma preferisco riportarlo sul mio blog, ringraziando l'autore. 

Di mio c'è solo il titolo e la copertina del libro.


Siamo quella generazione che non tornerà più.
Siamo cresciuti con le scarpe piene di polvere, le ginocchia sbucciate e il cuore in corsa,
non per guardare uno schermo,
ma per finire la merenda e scappare in strada, dove l’unica cosa importante era un pallone e qualche amico.


Eravamo quelli che tornavano a casa a piedi da scuola,
chiacchierando a voce alta o sognando in silenzio,
con la testa già al prossimo gioco, alla prossima avventura,
tra una buca nella sabbia e un segreto sussurrato dietro l’angolo.

Un bastone poteva essere una spada,

una pozzanghera diventava un mare da conquistare.
I nostri tesori erano biglie, figurine, barchette di carta.
E il cielo… il nostro unico limite.

Non avevamo copie di sicurezza, solo ricordi nella mente e rullini fotografici.
Le foto si potevano toccare, annusare, custodire nei cassetti,

insieme a lettere scritte a mano,
cartoline dei nonni
e disegni colorati che i genitori conservavano come gioielli.

Chiamavamo “mamma” chi ci curava la febbre
e “papà” chi ci aveva insegnato ad andare in bicicletta.

Non serviva altro.

La sera, sotto le coperte,
parlavamo piano con il fratello nel letto accanto,
ridendo per sciocchezze,
con la paura che un adulto sentisse e spegnesse quel piccolo mondo di complicità.

Quella generazione se ne sta andando, piano piano,
come una fotografia che scolorisce
ma che nessuno ha il coraggio di buttare via.


Ce ne andiamo in silenzio, portando una valigia invisibile:
l’eco delle risate in strada,
il profumo del pane appena sfornato,
le corse senza motivo
e quella libertà che non conosceva notifiche.

Siamo stati bambini quando si poteva ancora esserlo.
forse questa è stata la nostra più grande  grande fortuna.
Se qualcuno fosse curioso io sono quello in fondo, vicino al maestro, alla sua destra (sinistra per chi guarda).

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