Due minuti di odio
di Leo Spanu
Questo è un articolo scritto nel dicembre del 2018, sette anni fa, ma mi sa che va bene per tutte le stagioni. Magari con una variante in più. Quelli che seminavano odio (politici) aiutati da avvelenatori di pozzi (giornalisti) oggi fanno le vittime, addolorate per la "cattiveria" contro di loro. E' vero che la nostra classe dirigente non è composta di gente di grandi letture, anzi qualcuno si è pure lamentato che a scuola, quando il primo della classe non lo faceva copiare, veniva esposto al pubblico ludibrio come nemico del popolo e carogna, ma almeno qualche frutto della cultura popolare, vedi proverbi, dovrebbe conoscerlo. Tipo: chi semina vento raccoglie tempesta.
Ma (ri)vediamo l'articolo
George Orwell nel suo romanzo 1984 (per i distratti è quello che ha inventato il Grande Fratello) propone due minuti di odio, una pratica a cui, ogni giorno, si devono sottoporre tutti i cittadini: inveire contro i nemici (indicati dal governo) del popolo.
Se a qualcuno questa sembra la fotografia del mondo di oggi, rispondo che il romanzo, pubblicato nel 1948, voleva invece essere la fotografia (satirica) della Russia comunista di allora.
Coincidenze inquietanti? Quando mai!
Però mi permetto di suggerire cinque minuti di vergogna al giorno ai nostri capi, capetti e quanti giocano coi mal di pancia della gente. Per l’odio, ormai, stiamo superando le quote previste dall’onorevole Salvini e dalla signora Meloni. C'è il rischio (già pronosticato da Totò) di sputarci in un occhio (il nostro) da soli. Forse peggio; ai masochisti suggerisco una coltellata nello stomaco (sempre il nostro). Fa male, si chiederanno i navigatori di tastiere? Un signore spiritoso, al medico del pronto soccorso che gli fece la stessa domanda, rispose: solo quando rido.
Chi invita a sparare (ai ladri), chi spinge al linciaggio (delle zingare nelle metropolitane), chi brucia le baracche (dei migranti): questo è diventato un paese pieno di odio e di violenza.
C’è sempre stata una specie di sudditanza psicologica all’autoritarismo, specie quello che, nelle sue forme più feroci, si presenta come una risposta liberatoria delle nostre paure e delle nostre frustrazioni. Oggi che è stata sdoganata, come forma di libertà, la violenza gratuita contro tutto quello che è diverso, assistiamo a episodi di fanatismo ingiustificato, la giustizia diventa giustizialismo e, sempre più spesso, vendetta. Non esiste più la ragione degli altri, c’è solo la nostra rabbia, il più delle volte ingiustificata. Perché non è vero che è in atto la rivolta degli ultimi (vedi in Francia) contro il potere; gli ultimi sono sempre muti, relegati ai margini della società, incapaci di reagire alle ingiustizie che subiscono. Oggi subiamo, per dirla con Michele Serra, la bile dei secondi, di quelli che hanno avuto molto ma ai quali non basta mai. Il vecchio ceto medio, la piccola borghesia, il piccolo e vasto mondo di quelli che non stanno male ma neanche benissimo. Tutta gente che non riuscendo a trovare una propria identità chiede a gran voce l’uomo forte.
L’uomo che garantisca la nostra insicurezza, che colpisca tutto ciò che ci infastidisce, l’alibi che possa giustificare l’egoismo dell’antiragione e il mantenimento dei piccoli privilegi del nostro stato sociale. Il fascismo in Italia non è mai morto, è stato solo sospeso perchè i nostri padri e molti di noi pensavamo che la democrazia fosse un antidoto ai mostri che ci portiamo dentro. Invece è stato come verniciare una casa vecchia; il tempo sta portando alla luce difetti di fondo ed errori mai corretti.
La cultura ha fallito nel suo compito di educare alla tolleranza, all’intelligenza, all’idea di una società basata su valori condivisi. Si vuole ritornare dalla legge della giungla, i più forti contro i più deboli. Il problema che non possiamo scegliere noi da che parte stare perché non è mai vero che chi urla di più è anche il più forte. Ma la paura non ascolta ragioni, siamo come bambini che hanno paura di quello che si nasconde nel buio ma non c’è nessun babau nascosto. L’unico buio di cui aver paura è quello della nostra coscienza. La storia recente ha mostrato di quali abissi di orrore sia capace l’uomo comune, quello che prima di andare a lavorare, faceva una carezza alla moglie e dava un bacio ai figli addormentati. Poi nella calma del suo ufficio, dentro i palazzi del potere, metteva una firma per deportare nei campi di concentramento altre mogli e altri figli. Era il nazismo.
Quanto tempo dovrà passare prima di cominciare a capire? E a cambiare.
Commenti
Posta un commento