Canzoniere 4: Francesco Guccini

 di Leo Spanu

Francesco Guccini (1940)

Auschwitz (1966)

Son morto che ero bambino

son morto con altri cento

passati per un camino

ed ora sono nel vento.


Ad Auschwitz c'era la neve

e il fumo saliva lento

nei campi tante persone

che ora sono nel vento.


Radici (1972)

La casa è come un punto di memoria

le tue radici danno la saggezza

e proprio questa è forse la risposta

e provi un grande senso di dolcezza.


Piccola città (1972)

Piccola città vecchi cortili

sogni e dei primaverili, rime e fedi giovanili, bimbe ora vecchie

piango e non rimpiango, la tua polvere, il tuo fango, le tue vite,

le tue pietre, l'oro e il marmo, le catapecchie.

Così diversa sei adesso, io son sempre lo stesso, sempre diverso.

 

Il vecchio e il bambino (1972)

I vecchi subiscon le ingiurie degli anni,

non sanno distinguere il vero dai sogni, 

i vecchi non sanno, nel loro pensiero,

distinguer nei sogni, il falso dal vero.


Incontro (1972)

Cara amica il tempo prende, il tempo dà

noi corriamo sempre in una direzione

ma qual sia e che senso abbia chi lo sa

restano i sogni senza tempo

le impressioni di un momento

le luci nel buio di case intraviste dal treno

siamo qualcosa che non resta

frasi vuote nella testa e il cuore di simboli pieno.


L'avvelenata (1976)

Se son d'umore nero allora scrivo

frugando dentro le nostre miserie

di solito ho da far cose più serie

costruir su macerie 

o mantenermi vivo.


Eskimo (1978)

Ma avevo la rivolta tra le dita, 

dei soldi in tasca niente, e tu lo sai

e mi pagavi il cinema stupita

e non ti era toccato farlo mai.


Cirano (1996)

Facciamola finita, venite tutti avanti

nuovi protagonisti, politici rampanti

venite portaborse, ruffiani e mezze calze

feroci conduttori di trasmissioni false

che avete spesso fatto del qualunquismo un'arte.

Coraggio liberisti, buttate giù le carte

tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese

in questo benedetto, assurdo bel paese.

Non me ne frega niente se anch'io son sbagliato

spiacere è il mio piacere, io amo esser odiato

coi furbi e prepotenti da sempre mi balocco

e al fin della licenza io non perdono e tocco.

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