Mio padre (R)

 di  Leo Spanu

Ero rientrato tardi la sera prima; un viaggio per conto del comune, l’aereo regolarmente in ritardo e il pensiero fisso alle prossime elezioni, nel mese di giugno. Il quinquennio stava per scadere ed io mi dovevo presentare davanti all’opinione pubblica nel mio nuovo ruolo, molto contestato, di leader del partito locale. I socialisti sono sempre stati molto litigiosi ma a Sorso i miei compagni  avevano raggiunto i massimi livelli e, dopo cinque anni di battaglie feroci piene di colpi bassi, si preparavano a darmi il colpo di grazia. Ma io ero pronto allo scontro, la mia attività di assessore comunale e il mio impegno verso il mio paese non potevano non pagare.

Infatti la mia fu una vittoria clamorosa, quando molti mi davano per battuto e scommettevano pure contro di me. Ma non fu un giorno felice quella domenica elettorale. Non esistevano allora gli exit poll, in un paese piccolo poi, ma chi faceva politica, e lo faceva per passione, aveva fiuto e anche un po’ di talento. Nell’aria c’era, sentore di vittoria anche se bisognava aspettare il lunedì per la conferma. Bisognava aspettare il giorno dopo per la festa.  Non  per me.

Era domenica anche quel 17 febbraio del 1985; ero uscito tardi quella mattina per comprare il giornale, quindi niente passeggiata in piazza e visita al bar. Vidi mio padre solo da lontano, dall’altra parte dei giardini di piazza Marginesu;  un cenno di saluto, forse un sorriso.

Quella sera mio padre ebbe un infarto. Insieme al medico cercammo di  salvarlo. Tutto inutile. Mia madre appoggiata alla porta della camera era un fantasma silenzioso. La dottoressa, una donna giovane ma preparata, alla fine  mi disse “ basta così” mentre io ancora continuavo ad insistere col massaggio cardiaco.

Quando vinsi le elezioni, pensai che mio padre sarebbe stato molto orgoglioso di me.

Così feci quello che faccio sempre quando il cuore e il pensiero non mi reggono: scrivo e qualche volta disegno. Quello che mi passa nella mente, per non sentire il dolore. Così scrissi e disegnai  di mio padre.

Se ne andò in silenzio 

così  come

aveva attraversato la sua vita.

In punta di piedi

per non disturbare.

Mio padre era nato il primo giorno di ottobre del 1917.

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