La mia favola di Natale

di Leo Spanu

Mi prendo un paio di giorni di riposo (anche se scrivere non mi stanca) ma vi lascio alcune considerazione: risalgono al 2021 ma a volte mi sembra che il tempo non passi mai, la stupidità umana è immutabile.

Occasionalmente, a Natale, scrivo favole per tutti quelli che, come me, pensano che le feste (tutte) debbano servire per riposare, per recuperare quelle energie mentali (a volte  anche fisiche) per la fatica di vivere in un sistema che, come una gigantesca ameba, vuole inglobarti e scioglierti in un mare di nulla. Per la verità  è un’altra la parola che dovrei usare per definire il Mare Nostrum ma, come dice Papa Francesco, va bene anche cimitero senza lapidi. 

Perché la mia favola comincia oggi, sullo sfondo di un mare agitato con onde fino a quattro metri; io da casa mia vedo le linee bianche schiumanti d’ira che nascondono il blu ed è strano per uno, nato i primi giorni d’estate,  avere tanta sintonia  coi colori  confusi dell’inverno. Così amo la montagna quando la neve è così bianca e pulita che il giorno sembra odorare di bucato fresco, ricorda le tovaglie di lino che le donne di un tempo tiravano fuor dagli armadi solo per le occasioni importanti. 

Non importa se ormai da oltre cinquant’anni vivo in Sardegna e i miei giorni passati sono solo ricordi, belli e a volte anche tristi. Ma quante storie ho vissuto e quante persone ho incontrato lungo il mio cammino: volti e nomi talvolta dimenticati eppure,  anche se per poco, sono persone che hanno preso piccoli attimi della mia vita e probabilmente mi hanno regalato qualche cosa della loro. La mia vera paura è di perdere la memoria del passato, la coscienza di quello che sono stato e  che continuo ad essere, ricco di sogni e di fantasia, curioso del mondo, pieno di difetti e con qualche qualità. Ma ciò che mi spaventa di più è la possibilità di perdere la mia sensibilità, di non riuscire più ad emozionarmi, a commuovermi, a ridere e a piangere. E’ vero, a volte fa male sentire sulla pelle il vento gelido dell’indifferenza altrui, dei cattivi pensieri di chi sa solo odiare, di chi non sa indignarsi e scandalizzarsi davanti alla sofferenza di tanti. Come dice Dante non siamo fatti “per viver come bruti” eppure niente come la retorica consumistica del Natale evidenzia la frattura profonda fra chi, come Papa Francesco, va in giro per il mondo a raccogliere il dolore degli ultimi e chi, dagli schermi televisivi, spaccia messaggi augurali per gettare tempo e soldi  in un’inutile e volgare fiera delle vanità.

Per questo cerco di essere sempre presente a me stesso, nei limiti del mio pensiero, e non condivido nessun tipo di droga, alcool o altro che serve solo a fuggire dalla vita. 

Ho visto persone ridursi a stracci umani senza speranza, offrirsi  sconfitti e vinti agli sguardi indifferenti dei passanti. Nelle grandi città, in questo periodo di luminarie  che illuminano le vie degli acquisti natalizi, c’è sempre qualcuno che, negli angoli bui delle strade, cerca di scaldarsi dentro case di cartone. Ho visto persone anziane, donne che avevano negli occhi  e nei vestiti i resti di un’antica e mai perduta dignità, frugare davanti ai cassonetti di un negozio di frutta e verdura o tra gli avanzi dei mercati rionali alla ricerca di qualcosa di ancora commestibile. Ho visto troppi scarti umani per pensare che basti  l’elemosina natalizia, un buonismo peloso, un sorriso di facciata per assolverci per tutti i giorni che ci facciamo solo i fatti nostri. 

No, preferisco scrivere storie di Natale che solo pochi leggeranno, preferisco guardare  i colori fasulli delle feste con quel tanto di distacco che meritano le banalità e magari con l’ironia necessaria per ridurre nelle giuste proporzioni le sparate dei mass media (media si pronuncia cosi  come si  scrive perché è latino, asini!) e prendere in giro la pubblicità pomposa che ti propone il panettone senza i frutti canditi perché è più “digeribile”. Lo pensano anche i profughi ammassati ai confini con la cattolica Polonia e i bambini afghani “educati” dai talebani. Mi raccomando, fateli mangiare leggeri.

Lo so, dovevo scrivere una favola di Natale ma mi sono perso strada facendo. Magari sarà per la prossima volta. Anche perché per molti di noi, è sempre Natale.

Comunque, buone Feste a tutti ma specialmente a chi non si arrende.

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