C'era una volta...
di Leo Spanu
Nel 1980 fui eletto per la prima volta consigliere comunale a Sorso e, poco dopo, nominato assessore ai Lavori Pubblici e alla Manutenzioni. Da qualche anno facevo politica nella sezione del PSI, ero stato anche segretario di sezione ma, naturalmente non avevo nessuna esperienza di amministrazione.
Così mi presentai al capo ufficio del settore, geometra Gianpaolo Sanna, e gli dissi: " Io non so niente di lavori pubblici, lei mi deve insegnare tutto." Il geometra Sanna, che aveva fama di pessimo carattere, mi guardò come un marziano ma non disse niente. Per cinque anni lavorammo bene insieme, ci davamo del lei, ma in realtà diventammo amici (anch'io avevo fama di brutto carattere). Solo alla fine del mio mandato passammo ad un più pratico tu: ambedue tenevano al rispetto dei ruoli.
Altro elemento della mia formazione politica: mi misi a studiare come mai avevo fatto neppure a scuola. Ogni giorno leggevo la Gazzetta Ufficiale e il Bollettino regionale: allora ero in Cassa Integrazione e il tempo libero lo dedicavo alla lettura di leggi, norme e regolamenti. Sono sempre stato un forte lettore per cui passare dalla narrativa e dalla saggistica ad argomenti relativi alla mia attività di amministratore è stato facile. In quegli anni non erano previsti compensi economici per gli assessori solo gettoni di presenza per le riunioni di giunta e di consiglio: 5000 lire a gettone, circa due euro di oggi, pochi soldi che io davo direttamente alla sezione del mio partito per pagare (in parte) l'affitto.
Nella legislatura 1985-1990 assunsi l'incarico di capogruppo del partito di maggioranza e in quanto tale partecipavo di diritto a tutte le commissioni consiliari: gettone di presenza sempre 5000 lire. Ho rinunciato ai gettoni perchè, come diceva qualche collega ero un fesso. Lo stesso collega che metteva firme false per false riunioni di commissioni e a fine mese raccoglieva un discreto bottino. Fessi e imbroglioni sono sempre stati una costante della politica italiana, poi ognuno sceglie in che campo stare.
Nella legislatura 1990-1995 fui nominato assessore all'Urbanistica e all'Edilizia privata. Il sindaco Bonfigli che mi aveva voluto in giunta malgrado io facessi parte della minoranza del partito, dopo quasi tre anni sbottò: "Mi sono messo in giunta la guardia di Finanza". Da quando avevo assunto il mio nuovo incarico a Sorso si erano fermati gli abusi edilizi: in una zona dove gli abusi erano cosa comune, avevo creato una squadra formata dai tecnici del mio ufficio e vigili urbani per il controllo del territorio e le denunce e le multe erano continue, con grandi mal di pancia per quelle parti politiche che gli abusi li avevano sempre avallati se non favoriti.
Qualche anno prima, insieme a due colleghi (Melis e Roggio), avevamo dato avvio alla demolizione dei casotti (per la maggioranza abusivi) dalla spiaggia di Marina di Sorso a Platamona. L'operazione era riuscita perchè la politica locale e provinciale non aveva dato importanza alle scelte di tre trentenni pieni di entusiasmo e di voglia di fare.
Dieci anni dopo, d'accordo con la regione Sardegna, avevo concordato la demolizione degli abusi della fascia costiera da Porchile a Maritza. Ma questa volta il sindaco Bonfigli e la Democrazia Cristiana di Pinotto Giordo (mio zio acquisito) avevano preso sul serio la mia attività di assessore. Con un colpo di scena quasi cinematografico mi fecero fuori, bloccando le ruspe alle porte di Sassari, con grande soddisfazione di coloro che volevano speculare sulla pineta di Sorso (vedi un porto nel terzo pettine).
Io presi atto della situazione e diedi le dimissioni da assessore. Così invitai il personale dell'assessorato a cena (a mie spese) per ringraziarli della collaborazione e chiudere definitivamente la mia esperienza politica. Alla scadenza della legislatura malgrado le pressioni di tanti (chi mi proponeva come vice sindaco, qualcuno addirittura mi propose una candidatura a sindaco) mi ritirai per sempre dalla politica attiva. C'era stata tangentopoli, si stavano cambiando le regole del gioco, si cominciava a votare col sistema maggioritario: la politica di domani sarebbe stata più seria e più onesta. Così dicevano e giuravano tutti! In ogni caso io preferii tirarmi fuori dai giochi. Non appartenevo più a quella "nuova" politica e volevo dedicarmi ad altro (la scrittura).
Anch'io, come cantava Francesco Guccini: " Se son d'umore nero allora scrivo, frugando dentro le nostre miserie, di solito ho da far cose più serie, costruire su macerie o mantenermi vivo."
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