Rosso cardinale
di Leo Spanu
Si parla molto, in questi tempi, dello “scandalo” della
Chiesa, o meglio di alcuni dei suoi rappresentanti. Confesso che il tema non mi
appassiona molto anche perché, per giudicare, bisognerebbe conoscere bene i
fatti e non prestare orecchio ai
cacciatori di notizie più o meno vere per solleticare la morbosità della gente.
Ficcare il naso ( e non solo) nelle mutande altrui è sempre stato uno sport
molto praticato dai moralisti o sedicenti tali. Per parodiare dei famosi versi
( Dante mi perdoni): tanto gentile e onesta pare/ la donna mia quand’ella
altrui saluta/ e invece è una maiala risaputa.
Il mondo è pieno di "minotauri" e "donne in allegria" pronte a misurare e a controllare la lunghezza delle corna altrui. Del resto le
disgrazie degli altri non fanno mai male. Qualche volta, anzi, fanno pure
ridere, magari di nascosto.
Ma per tornare agli uomini in abito talare c’è da dire che
la storia, specie nel Medio Evo ma non solo, racconta di personaggi non proprio
morigerati. I principi della chiesa amavano la bella vita. A loro discolpa
dobbiamo dire che non sceglievano la via religioso per fede e vocazione ma per
garantire gli interessi delle famiglie nobiliari, per soldi e per motivi
politici. I cardinali di un tempo avevano un potere immenso nelle vaste
proprietà della Chiesa e, quando non
comandavano direttamente,
influenzavano re e imperatori. Il papa
e i suoi rappresentanti battevano moneta, avevano eserciti al loro
servizio, imponevano tasse. Un potere economico e politico immenso. Perché
stupirsi se alcuni abusavano del loro ruolo.
Cardinale Rodrigo Borgia (1431-1503). Nipote di papa Callisto
III, fu nominato cardinale a soli 25 anni, dallo zio. Diventerà papa anche lui col nome
di Alessandro VI nel 1492. Famoso per lo scontro col frate Savonarola che lo
accusava di simonia, di mischiare la religione con la politica e di una
condotta di vita non proprio secondo i canoni morali. Savonarola poi finì
sul rogo per ispirazione del papa. Alessandro VI portò il nepotismo papale ai massimi livelli;
riconobbe i figli illegittimi Cesare e Lucrezia, due personaggi che divennero
più famosi del padre. Lui, il duca Valentino, uomo d’arme, condottiero di
eserciti, cardinale (nominato dal padre) è una delle figure più discusse e
affascinanti del Rinascimento. Si pensa abbia ispirato Macchiavelli per
il suo “ Principe”. Anche Lucrezia è una delle figure femminili più controverse
della storia; è stata accusata di tutto compreso l’omicidio e l’incesto. Altri
figli di Alessandro VI furono Giovanni (il favorito del papa probabilmente
assassinato per ordine del fratello Cesare) e Goffredo.
A suo merito il mecenatismo e le opere con le quali arricchì
Roma: una su tutte la “ Pietà” di
Michelangelo
Cardinale Pietro Riario (1447-1474). Nipote di papa Sisto IV (secondo alcune versioni era il figlio) nel 1471 ( 25 anni) diventa cardinale,
nel 1472 è uno degli uomini più ricchi di Roma. Grande amico di uomini di
cultura e grande organizzatore di feste luculliane con abbondante presenza di donne di notevole
bellezza, chiamate cortigiane presso i piani nobili e, più prosaicamente,
puttane dal popolino perché amanti di prelati e
artisti. Muore nel 1474 giovanissimo, per cause ignote, forse
avvelenato, qualcuno pensa su suggerimento dello zio Papa che ormai non
sopportava più i suoi eccessi.
Infatti la sua breve esistenza è passata alla storia per il ricchissimo
tenore di vita, da principe rinascimentale, abitazioni prestigiose, ricche vesti piene di pietre preziose e oro e
argento e una corte di efebi, cantori,
ballerini, e musici. Mantenute, travestiti, baldracche e omosessuali e tanto altro, una mondo di piaceri dove tutto è lecito e tutto fa spettacolo.
Cardinale Giuliano della Rovere (1443-1513). Cugino di Pietro
Riario, ama anche lui la vita mondana ma è più riservato, diventa cardinale nel
1471. E da cardinale ha le sue brave
cortigiane che abbandonerà quando
diventerà papa. Nel frattempo si ammala del così detto “mal francese”
(sifilide) e, secondo diversi storici, cambia le sue tendenze sessuali interessandosi del “ vizio greco” (pederastia). Grande rivale di Cesare Borgia a cui risparmiò la vita quando diventò papa, partecipò a ben quattro conclavi indirizzandone le scelte; nell’ultimo
si fece eleggere lui col nome di Giulio II. Detto anche il “papa guerriero”
Giulio II è senz’altro uno dei pontefici
più importanti nella storia della chiesa. Grande mecenate, proteggerà artisti
come Michelangelo, Raffaello, Bramante, Perugino, Pinturicchio e altri.
Cardinale Alfonso Petrucci (1491-1517). Principe della Chiesa
alla tenera età di 21 anni, dedito alle feste e alla vita cortigiana tra balli, belle donne e tornei di caccia, decide
di buttarsi in politica. Appoggia la candidatura di Giovanni de Medici che
diventa papa, nel 1513, col nome di Leone X. Naturalmente in cambio di soldi e
altri riconoscimenti. Ma il neo papa si rimangia la parola e il giovane
cardinale giura vendetta, tremenda vendetta. Prova prima ad ammazzare il
pontefice a pugnalate ma è un vile che ha paura di tutto. Allora organizza una
congiura, riesce a coinvolgere altri cardinali, chiede aiuto presso Carlo V re di Spagna; insomma fa di tutto per
abbattere Leone X ma le spie vaticane hanno mille occhi. Così il cardinale
Alfonso Petrucci viene dichiarato traditore di Santa Roman Chiesa, spogliato della porpora e dei benefici e
infine arrestato. I complici confessano tutto e chiedono perdono al papa che
perdona tutti ma non il Petrucci. Le ultime notizie sul giovane cardinale dicono
che è stato strangolato in qualche camera di Castel Sant’Angelo.
Cardinale Bernardo Novizi da Bibbiena (1470-1520). Più noto
come cardinal Bibbiena, era anche un diplomatico e drammaturgo amico di Baldassarre
Castiglione che lo cita come interlocutore nel suo Cortegiano. Il Bibbiena è
diventato famoso per una sua commedia (l’unica scritta) intitolata “ La Calandria”.
La Calandria è una rivisitazione del teatro di Plauto, una
commedia scritta in volgare con equivoci e trovate oscene, con un linguaggio ricco di turpiloqui, un vera esaltazione dell’amore fisico e della sensualità. L’opera viene rappresentata la prima volta nel 1513 a
Urbino, presente tutta la corte pontificia. Lo spettacolo dovrebbe provocare scandalo
ma papa e prelati ridono ed applaudono. Comincia così per il cardinale Bibbiena
una lunga e proficua attività di organizzatore di spettacoli teatrali. Naturalmente
niente testi sacri.
Il rosso cardinale ha avuto tanti altri eroi. Ma quel poco
raccontato basta a far capire che non è mai l’abito che fa il monaco. E nemmeno il
cardinale.
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